Quadro generale durante le varie fasi

 

Taranto greca

X lo studio del territorio ci servono le fonti letterarie (antiche) e i resti materiali (cultura materiale) considerando ke qualunque reperto ha un grande valore nel testimoniare dati sulla civiltà da cui è stata prodotta. In età micenea (12°-11° sec a.C.) il traffico commerciale era molto localizzato nel versante ionico del golfo di Taranto, poiché sono stati trovati molti resti, in particolare la ceramica nella zona Scoglio del tonno (porto mercantile); si è pensato ke c’era un emporio di scambi commerciali, cioè l’epìneion, dove si bollava la merce ke poi si spostava. Comincia a distinguersi la cultura indigena come iapigi nel 10° sec; la zona est ci ha permesso di capire, dai molti resti, ke questa zona era molto frequentata dagli iapigi, infatti sono stati trovati resti delle sepolture ke dimostra ke c’erano diversi gruppi d’insediamenti. Eusebio dice ke nel 706 a.C. ci furono problemi d’invasione da parte dei greci; i dati materiali dicono ke nell’ultimo decennio dell’8° sec a.C. ci fu l’ultimo insediamento degli iapigi. Alcuni corredi c’interessano particolarmente dell’area est del canale navigabile; x le fonti letterarie è molto importante la testimonianza di Strabone, di età augustea, xkè nella sua descrizione dell’Italia meridionale a proposito di Taranto riporta quello ke si sapeva sulla fondazione, citando Antiaco di Siracusa e Eforo di Cuma. Nel passo di Antiaco si dice ke il gruppo di spartani inviati x la fondazione viene inviata dall’oracolo di Delfi ke lancia una profezia; in diverse zone si nota livelli di frequentazione iapigia ke presenta tracce di distruzione x mano dei greci. Questo succede anke verso sud-ovest (Saturo) e verso nord-est (vicinanze Crispiano), dove l’insediamento fu violento. Subito dopo Antiaco dice ke i parteni furono accolti da barbari (iapigi) e cretesi (micenei); questa contraddizione è dovuta al fatto ke il verbo greco decomai significa accogliere ma anke prendere in armi. Il 1° insediamento dei coloni si concentra nella città vecchia e dai documenti ke abbiamo possiamo dire ke tutta l’aria della città vecchia era interessata. Non si sono mai ritrovate tombe greche a Taranto dall’asse tra via mignogna e via berardi. Viene detto comunemente ke la fascia corrisponda a via Duca degli abruzzi. Abbiamo dati del 6° sec a.C. in cui si nota la tendenza costruttiva delle case (Monte Sannace), ad usare gli stessi tipi di sepoltura delle colonie, ad usare la stessa tecnica di costruzione della ceramica. A Montepopolucio si sono trovate tracce di un santuario frequentato sia da greci ke da indigeni; evidentemente xkè c’era stata un’acquisizione dei culti greci da parte degli indigeni. Nella prima metà del 5° sec a.C. c’è la tendenza a tornare alle caratteristiche precedenti, segno ke c’era una forte tensione ke portò allo scontro armato.

Taranto nel 6°-5° sec a.C. (dorico e ionico).

L’ottimale posizione geografica di Taranto al centro dell’omonimo Golfo e la particolare conformazione del promontorio (attuale città vekkia) ke si inoltra nel mare isolandone una parte, tanto da formare un’ampia insenatura (Mar Piccolo), ottimo ricovero x le navi, avevano indotto alla fine dell’8° sec a.C. i coloni spartani a prediligere questo luogo da abitare. Valida scelta, in quanto Taranto sfruttando al massimo le risorse del proprio territorio e del porto interno, diventò un attrezzato scalo marittimo, capolinea di tutte le rotte commerciali da e x l’oriente del Mediterraneo. Le forti produzioni laniere, le rikke coltivazioni viticole ed olearie e la stessa florida attività commerciale determinarono la nascita e l’affermarsi di un potente ceto sociale, una vera e propria oligarkia politico- economico- militare ke caratterizzò la vita di Taranto nei suoi primi 2 secoli di vita. L’impianto urbano era molto limitato e comprendeva solo parzialmente quella ke oggi è la città vekkia, all’epoca denominata acropoli, destinata a luogo di culto e caratterizzata da grandi templi, e la parte iniziale dell’attuale Borgo (fino all’altezza di via Acclavio), adibito ad abitazioni e ad attività lavorative. Di sicuro esistevano spazi x mercati e x pubblike adunate, ma della strutturazione degli spazi urbani in età arcaica si sa ancora poco. L’unico elemento conosciuto con buona approssimazione è la necropoli, una estesa area situata all’estrema periferia orientale, costituita da semplici sepolture in fosse scavate nella terra x i poveri e tombe ad arkitettura monumentale x i rikki aristocratici, i signori della città. Scarse le notizie sulla qualità della vita cittadina; le unike informazioni ci provengono dalle fonti storike e dalla documentazione arkeologica, ma non è difficile immaginare, a somiglianza delle città greke, una popolazione divisa x fasce sociali: quella degli skiavi, quella dei lavoratori liberi e quella degli aristoi,cioè gli eccellenti.

 

Verso la fine del 6° sec a.C. la presa di Carbina da parte dei tarantini, la fonte è di Clearco di Soli, dice ke i tarantini dopo aver costretto le donne e i bambini a rifugiarsi nel tempio combatterono e, dopo aver vinto, entrarono nel tempio e usarono violenza contro donne e bambini, perciò Zeus mandò un fulmine a colpirli. Come documentazione di questa fase abbiamo testimonianze di fonti letterarie, ke dicono ke ci fu uno scontro con indigeni ke vinsero contro i tarantini (473 a.C.), di dati materiali abbiamo 2 testimonianze ke sono nel santuario di Apollo a Delfi; sono 2 donari offerti alle divinità x la vittoria contro gli indigeni,uno di questi si trova all’inizio della via Sacra,non si è conservata la scultura ma Paulonia, come fonte, ci dice ke c’era un corteo di donne prigioniere e animali, è stato scolpito da Aghelados di Argo, si pensa ke sia prima della guerra; l’altro si è convinti che appartenga alla fase dopo la guerra e in particolare quando si sono ripresi agli indigeni; questa rappresentazione della vittoria di Taranto fa pensare a una vittoria con bottino sulle popolazioni indigene, quando prende cioè il controllo definitivo sulle popolazioni barbarike.

Età medievale.

Durante le invasioni barbariche, anche Taranto come il resto dell’Italia meridionale cadde in potere di Odoacre prima e di Teodorico poi. L’imperatore d’Oriente Giustiniano combatté una lunga guerra contro i barbari x riconquistare l’Italia. Taranto durante questa guerra chiamò in suo aiuto un generale bizantino, Giovanni D’Otranto. Quest’ultimo, quando si rese conto che Taranto priva di fortificazione e grande com’era non sarebbe stata facile da difendere, decise per proteggerla meglio di tagliare l’istmo (età aragonese) che univa la città (attuale città nuova), all’acropoli (città vecchia), facendo diventare l’acropoli un’isola. In seguito arrivarono nell’Italia del sud i Longobardi che fondarono il Ducato di Benevento e conquistarono non solo Brindisi, ma anche Taranto che sentì molto nella sua vita e sulla sua civiltà l’influenza di questi dominatori: bizantini e longobardi prima, e arabi poi. Un esempio venne dato dalla vita religiosa della città; vi era infatti una comunità religiosa molto organizzata guidata da un Vescovo ed una cattedrale molto grande (probabilmente l’attuale Duomo), intitolata a S.Maria. Nell’840 Taranto vide sul suo territorio per circa 40 anni la presenza dei saraceni. La città si dovette rapidamente convertire alla religione araba, anche per poter sopravvivere, poiché chi non accettò la nuova fede seguì la stessa sorte dei prigionieri, cioè spesso vennero mandati in Oriente come schiavi. Ma gli arabi portarono a Taranto anche nuove conoscenze scientifiche, mediche, di navigazione, artistiche e architettoniche. Della presenza dei saraceni in Puglia non è rimasto quasi nulla, se non la forma che hanno molte città del sud, come la costruzione di piccoli quartieri lontano dalle grandi vie della città. Nell’880 l’Impero bizantino riconquistò con una grande offensiva molte città italiane, tra cui anche Taranto. Il generale comandante delle truppe imperiali decise di far punire e deportare i tarantini divenuti mussulmani e quindi alleati degli arabi. Inoltre per difendere meglio la città da nuovi attacchi dei saraceni, la fece fortificare, costruendo quella che sarebbe stata la prima parte del castello terminato poi dagli Aragonese. Ma gli arabi riuscirono ugualmente ad entrare di nuovo a Taranto distruggendola; si racconta che i tarantini dimostrarono ancora una volta il loro grande coraggio e la loro fede cristiana, combattendo valorosamente e a volte preferendo addirittura morire piuttosto che convertirsi o essere catturati e deportati in Africa come schiavi. La fede dei tarantini la dimostrarono anche i numerosi conventi e le chiese, anche rupestri, presenti nella città grazie all’opera di alcuni fedeli e all’influenza esercitata dal clero dopo che la città fu nuovamente riconquistata dai bizantini e ricostruita più grande (età bizantina). La Taranto classica (età classica), infatti, non ebbe più lo spazio sufficiente alle nuove esigenze dell’Imperatore Niceforo Foca, che decise di far costruire nuovi alloggi riempiendo Mar Piccolo. I nuovi quartieri furono caratterizzati da strade strette, edifici di un piano con l’orto ed il giardino all’interno. Sono oggi ancora lì (naturalmente rimodernati), che si affacciano su via Garibaldi.

Taranto greca.

Anke se nel tarantino sono state trovate testimonianze di età pre-ellenica e, soprattutto micenea, solo della città spartana abbiamo notizie sicure e numerosi reperti arkeologici. Taranto, capitale della Magna Grecia, si estendeva, a forma di triangolo equilatero, sull’ originaria penisoletta posta tra i 2 mari e la terraferma, cioè da quello ke oggi è il ponte di Porta Napoli sino alla trasversale ad est, ke andava dalla masseria Montegranaro presso Mar Grande alla masseria Collepazzo sul Mar Piccolo. Il nucleo + antico corrispondeva, almeno in parte, all’attuale città vekkia, facilmente difendibile dagli attakki esterni e attraversata, come lo è ancora oggi, da un’asse trasversale ovest-est (l’odierna via Duomo) e da varie traverse ortogonali dirette verso i 2 mari. Era qui ke sorgeva in posizione elevata l’Acropoli con i suoi grandiosi templi, dedicati agli dei protettori della città. Il + imponente era certamente il templio di Poseidone, nella zona nord-orientale, poi trasformato in castello dall’imperatore bizantino Romano 1° e infine distrutto dai saraceni nel 927 d.C. : durante gli scavi del secolo scorso x rinforzare le fondamenta del castello, vennero alla luce stanze sotterranee adorne di finissimi marmi, mentre possiamo ancora ammirare 2 bellissime colonne dorike, le unike superstiti. Ai piedi dell’Acropoli, ad est, nell’odierno Borgo e precisamente dove oggi si apre Piazza Garibaldi, era ubicata l’Agorà, di forma quadrata, come un porticato di colonne e statue e il tempio di Zeus, nel quale c’era la statua del dio, opera del grande scultore greco Lisippo di Sicione, il + grande colosso (40 braccia di altezza) esistente dopo quello di Rodi. Nell’agorà si rappresentavano commedie e si svolgevano i gioki indetti in occasione delle feste + importanti. Ai lati sorgevano, sul Mar grande il Teatro di Eracle e sul Mar Piccolo il foro civile e quello dei mercanti. Sempre nel Borgo, sul Mar Grande, c’erano l’Odeon o Museo, opera di Pitagora, dedicato alle Muse e, col suo bosketto, i suoi giardini e il suo porticato, luogo di ritrovo x poeti e filosofo. Nel Ginnasio, con le annesse terme di Eracle, situato accanto al museo, i ragazzi venivano educati dai filosofi pitagorici all’esercizio delle virtù spirituali e morali. Nel grandioso Tempio di Eracle, ritenuto protettore del Teatro, del Ginnasio e delle Terme annesse, c’era il colosso di bronzo di questo dio, opera di Lisippo. Nel Circo Massimo i giovani si esercitavano nell’arte ginnica; il Pritaneo era il tribunale nel quale i 50 pritani esercitavano a turno la Pritania, cioè l’amministrazione della giustizia. Esteriormente a questo complesso di edifici si estendevano le case private e ancora + ad est, come testimoniano i recenti ritrovamenti in occasione degli scavi x le fondamenta dei palazzi moderni, nella zona Murivetere sorgeva la necropoli ke, quando la città fu cinta tutta intorno da nuove mura lunghe oltre 10 km, venne a trovarsi all’interno di esse: le tombe, inglobate nel centro abitato, determinarono così una situazione tale da rendere l’intera città famosa x questa particolarità. In zona Saturo sgorgava una fonte profondissima, come riferiva Marciano D’Eraclea, da dove l’acqua mediante una serie di condutture sotterranee e di arki giungeva all’interno della città nel luogo detto Murivetere, dove infatti ai piedi del Colosso del Sole era inciso il motto “adora et bibe”. Delle mura difensive sappiamo poco, furono costruite + volte e sempre + lunghe x comprendere tutta la città; rimangono nella località detta Murivetere alcuni ruderi, ke fanno pensare alle massiccie costruzioni murarie. Parekkie dovevano anke essere le porte, ma si ha notizie solo di 2:  la Temenide, x la quale passò Annibale presso la masseria Collepazzo sul Mar Piccolo, e la Rinopila, nella zona Murivetere verso Mar Grande; un’altra quasi certamente era a capo del ponte ke già allora univa P.Penna col Pizzone. L’importanza di Taranto nell’ambito della Magna Grecia era determinata dal grande sviluppo politico e culturale e dallo splendore dei suoi monumenti dal porto ke, come ci confermano Polibio e Strabone, nel 4° sec a.C. era uno dei + attivi dell’Italia meridionale: penetrando attraverso un lungo canale dove oggi il ponte di porta Napoli tra la parte occidentale della città e l’opposto villaggio di Ebalia, permetteva il passaggio delle navi mercantili e militari dal porto esterno alla rada interna.

Età classica.

Gli scavi recenti hanno permesso di costruire il tracciato delle vie + importanti che attraversavano il centro di Taranto. 3 dovevano essere le vie principali che attraversando la città nel senso ovest-est congiungevano l’Acropoli con le porte esterne: la via Batteja, la via Plateja e la via Salutaris. Non si sa con certezza a quali vie moderne esse corrispondessero, si sa soltanto che partirono dall’Agorà e giungevano alle porte ke si aprivano ad est delle mura di cinta. Quella lungo la costa del mar Piccolo percorsa 2° Livio da Annibale per entrare nella città e corrispondente forse all’odierna Corso Umberto era la via Batteja che si collegava con la via degli Argentieri lungo la spiaggia e giungeva sino alla porta Temenide. Quella sulla costa di Mar Grande era la via Salutaris, segnava il tracciato dell’odierna via Anfiteatro, proseguiva all’interno lungo via Oberdam e ritornava a costeggiare il mare (viale Virgilio) sino alla Torre Datala, per ripiegare verso la vicina porta Rinomopila a Montegranaro. La terza via Plateja corrispondeva a via D’Aquino e continuava con quella che ancora oggi si chiama via Plateja, per giungere anch’essa a porta Temenide o ad un’altra vicina; queste vie erano tagliate da altre in direzione nord-sud, tra questa se ne conoscono 2, via Soteira lungo l’odierna via De Cesare e la via Spartitora tra il centro abitato e la necropoli.

Associazione Turistica

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