Processione dei Misteri

Sembra che la settimana che intercorre dalla Domenica delle Palme al Sabato Santo sia in tutto il mondo cristiano un continuo peregrinare in lungo e in largo, un tripudio di mani giunte, di mestizia e di riflessione.  Un andirivieni di gente, che passeggia in solitudine o con la propria famiglia; i figli nei carrozzini o i vecchietti sotto braccio ai parenti, venuti da lontano per celebrare la solenne ricorrenza. Una processione infinita nel silenzio del nulla, nel silenzio della morte del Cristo e della pochezza umana. Sembra che tutto il mondo cristiano, da una parte all’altra del pianeta, avverta in questi giorni scanditi dall’infinito e incessante battito del niente, la necessità di credere in quel Tutto, dal quale il Nulla è stato creato e ha preso forma.  Agli occhi di un osservatore attento, la Settimana Santa appare come un richiamo alla fede, un sottile e invisibile legame suggerito da un guizzo improvviso verso la coscienza e la dignità. Il tempo e il suo inesorabile fluire, il battito incessante dei secondi, il vortice del rumore, l’aggressione frenetica del frastuono nel quale siamo quotidianamente avvolti, in quei giorni sembrano fermarsi anche loro; Fermarsi e guardare con rispetto inusitato e desueto in questi tempi di incertezza   la sofferenza di un Uomo, un Uomo nato in una grotta, fredda e povera, l’unica luce del niente: il niente del genere umano. E’ come se quel vagito in quella mangiatoia, sia proiettato in un mugugno di dolore e di sofferenza, e quel legno che Gli aveva dato i natali, diventa il legno della Sua morte. Che cosa può fare l’uomo davanti a Chi ha sacrificato la propria vita e ha lavato con il suo sangue il peso delle colpe di cui si è macchiato? Come minimo deve annullarsi come persona, sparire, diventare ombra: l’ombra del perdono.

CHI SONO I PERDONI?

Cosa significa la parola perdono? Il termine perdono è formato dalla preposizione “per” e il verbo “dono” e significa “con lo scopo, la finalità di donare”. Donare la propria vita, quello che si ha di più caro in cambio dell’amore del prossimo.  Questo è, in chiave escatologica, il senso ultimo del sacrificio che Nostro Signore ha compiuto per amore dell’umanità. Come viene letto il perdono oggi? In una società egocentrica come la nostra, scavata dal solco profondo dell’inquietudine e del disagio esistenziale, dove nulla ha senso se non l’apparire e il nascondersi, il messaggio di Cristo può essere tradotto in chiave attuale come un richiamo estremo al ritorno al Padre. Come il figliol prodigo, dopo avere sperperato tutte le sue ricchezze, ritorna al Padre e viene perdonato, allo stesso modo il peccatore può fino all’ultimo convertirsi e tornare al Padre, dandogli la possibilità di morire e di risorgere nella sua vita in veste nuova. Chi ha accolto il perdono nella propria vita e ne ha fatto strumento di espiazione e di purificazione accettando di morire insieme a Cristo, sa che dono grande Gesù ha compiuto nella sua vita. Permettere a Dio di camminare insieme all’uomo peccatore è il vero assunto del Perdono.  Un pardon (reso talvolta in lingua italiana come “perdono”) è una processione religiosa, simile ad un pellegrinaggio, tipica della regione francese della Bretagna (Francia nord-occidentale), che ebbe probabilmente origine intorno al XV secolo e che viene organizzata annualmente (in genere in una data compresa nel periodo fine primavera-inizio autunno) da ogni singolo comune -in onore del Santo patrono, della Vergine Maria (soprattutto in occasione della Festa dell’Assunzione, ma anche di altre ricorrenze mariane) o di Sant’Anna. Tra i pardon più famosi, figurano quello di San Ivo a Tréguier e quello di Sant’Anna ad Auray (26 luglio). Sono inoltre comunemente annoverati tra i “pardons” anche i pellegrinaggi chiamati troménies , il più famoso dei quali è la Grande Troménie di Locronan, che si svolge ogni 12 anni in Luglio. Il termine “pardon” significa letteralmente “perdono” ed indicava in origine le indulgenze, ovvero le remissioni dai propri peccati, che il papa concedeva ai fedeli nel Medioevo. Prima della processione vera e propria, i fedeli assistono ad una messa, che generalmente si svolge all’aria aperta. Durante il pardon , i fedeli sfilano con indosso il costume tradizionale bretone, scalzi e a digiuno, portando stendardi che raffigurano il proprio Santo patrono o la propria parrocchia, croci e statue di santi, ed intonando preghiere e canti in lingua bretone. Al termine delle cerimonie religiose, i partecipanti si lasciano andare in serata ad un festeggiamento di tipo laico, noto come fest-noz . Un tipo particolare di pardon ha luogo nelle località costiere, dove si assiste al cosiddetto “pardon del mare” (pardon de la mer): in occasione di questo tipo di pardon, ha luogo, oltre alla processione, la benedizione delle barche ormeggiate sul porto. In alcune località, può inoltre aver luogo in occasione di un pardon anche un “festival del raccolto” (in bretone: gouel an eost ), con la rievocazione delle antiche attività agricole. Da questa origine folkloristica nordica, prende probabilmente origine il viaggio che noi faremo nella storia dei Perdoni a Taranto. A partire dal XVI secolo Taranto era stata occupata dalle truppe di Consalvo di Cordova nel 1502, quando Francia e Spagna erano in guerra per il controllo del Regno di Napoli. Nonostante il secolo XVI fosse considerato per antonomasia, il periodo delle grandi scoperte e delle grandi conquiste atlantiche, Taranto continuava a mantenere la sua posizione strategica nel Mediterraneo a tal punto da suscitare un certo interesse delle altre potenze europee. Nel 1594, grazie a Carlo D’Avalos era stata scongiurata un’incursione dei Turchi che si erano spinti fino alle coste joniche, con grave minaccia dell’assetto economico e commerciale della città. Intanto accanto alla dimensione feudale, Taranto vedeva il sorgere di un certo fervore intellettuale da parte del ceto medio e una crescita di investimenti da parte dell’imprenditoria locale con un’esplosione della natalità. A seguito del Concilio di Trento, anche la Chiesa di Taranto attuò una serie di riforme. Nel 1544 l’arcivescovo Francesco Colonna, già presente durante lo svolgimento del lavoro del Concilio di Trento e più tardi suo nipote Marco Antonio inaugurarono il Seminario, precisamente il 1° Maggio 1568 e il Sinodo provinciale. Queste iniziative resero la figura dell’arcivescovo sempre più vicina alle aspettative e alle esigenze dei fedeli. Il Sinodo pose un freno agli abusi nell’amministrazione dei Sacramenti e riguardo al pericolo di eresia accentuò gli organismi censori sui testi in circolazione. Ma fu con Lelio Brancaccio (1574-1596) che l’episcopato avrebbe lasciato un segno significativo nella storia di Taranto. Egli nominò a collegiata, a dispetto delle profonde lacerazioni nel tessuto interno della Chiesa, le chiese di Martina e di Grottaglie e fondò due conventi di francescane, uno a Taranto e l’altro a Grottaglie. Inoltre, eliminò il rito greco diffuso nelle comunità albanesi nella diocesi. Fu lui che oltre al Capitolo cattedrale, istituì a Taranto numerosi ordini religiosi: Domenicani, Agostiniani, Carmelitani, Francescani divisi tra Minori conventuali e Cappuccini, mentre nel 1591 ai Padri di San Giovanni di Dio venne assegnata la cura dell’ospedale. Inoltre fu da registrare in quel periodo a Taranto la presenza di un monte di Pietà per i più poveri e bisognosi e alcune strutture per aiutare nell’allevamento dei fanciulli rimasti orfani o profondamente indigenti. Intanto il 1600 fu anche il secolo dei moti napoletani e delle insurrezioni popolari. Nel 1656 una gravissima pestilenza flagellò le regioni già povere dell’Italia Meridionale, abbassando notevolmente il tasso di natalità. Dobbiamo attendere l’inizio del 1700 per avere una lenta ripresa demografica, quando l’allora popolazione si aggirava intorno agli 11.200 abitanti. Il 1600 a Taranto è il secolo della nascita delle Confraternite: S. Giuseppe (1639), S. Gateano (1656), S. Domenico (1670), S. Maria della Scala (1670). S. Maria della Pace (1673), S. Maria del Carmine (1675), S. Maria della Mercede (1679), S. Antonio da Padova (1680) e altre per un totale di diciotto confraternite.

CHE COSA E’ UNA CONFRATERNITA?

Per confraternita si intende, ai sensi dei Canoni 298 e seguenti del vigente Codice di diritto canonico, un’associazione pubblica di fedeli della Chiesa cattolica che ha come scopo peculiare e caratterizzante l’incremento del culto pubblico, l’esercizio di opere di carità, di penitenza, di catechesi non disgiunta dalla cultura. In questa prospettiva associazionistica devono essere inquadrate le confraternite protagoniste del nostro viaggio: la Confraternita di San Domenico e la Confraternita del Carmine.

 

Dal libro “L’ora nuova. In ricordo di Antonio Torro”.

 Oggi è Giovedì Santo!

 volo col pensiero a molti anni or sono,  sento tutta la dolce e triste nostalgia di quelle settimane Sante …

Mi sembra come se fosse passato appena qualche anno …

Chiudo gli occhi e il passato ritorna …

Giovedì Santo … bisogna farsi il precetto e durante tutto il mercoledì c’è stato un gran da fare per confessarsi.

I seminaristi dei paesi molto lontani sono già partiti per passare le feste in famiglia …

Oggi partiranno quelli del circondario e i chierici tarantini andranno a casa con l’obbligo di prestare servizio in tutte le funzioni religiose della Settimana Santa che si terranno nella cattedrale …

Giovedì Santo.

 La lavanda dei piedi, fatta dal Mons. Arcivescovo,

il precetto … il caffè col pane, passatoci per l’occasione …

e l’ufficio delle tenebre e il terremoto?

E le tre ore di agonia del Venerdì Santo?

Mi sforzavo di mettermi in vista, reggendo il candeliero o la croce episcopale!

Oh, l’onore di poter reggere i candelieri durante il pontificale …

Alle undici mi sono affacciato e ho visto la prima coppia di perdoni che andavano per via Anfiteatro alla chiesa di S. Francesco.

I perdoni sono una istituzione più che una tradizione della Settimana Santa tarantina.

Sono confratelli della congrega del Carmine, la congrega nobile, che a coppie fanno la visita a tutti i sepolcri, camminando scalzi, lentamente nel mezzo della strada, senza cedere il passo ad alcuno per qualsiasi ragione.

Camice bianco, mozzetta di lana giallognola, mazza e cappello di feltro nero con guarnizioni azzurre …

Appena presso il sepolcro di una chiesa si scambiano con i perdoni che stavano in adorazione un caratteristico saluto, incrociando le braccia e inginocchiandosi di colpo per rialzarsi subito e prendere il posto dei precedenti.

Questi corrono in sacrestia dove viene loro offerto del liquore, del vino, del caffè e … dell’acqua …

I perdoni che si sono inginocchiati non perdono tempo per metter fuori taralli col pepe o un’altra cosa dolce e adorano Gesù, rosicchiando.

I perdoni si dividono per poste e si dice:

a prima poste, a seconda poste …

Ogni posta fa una sola volta il giro di tutti i sepolcri e una volta i ragazzi canzonavano:

a prima poste

a seconda poste

a campanedde

a pampanedde.

Nella congrega del Carmine erano confratelli nobili e professionisti, una volta.

Ora, invece, gli elementi sono misti.

Alle 19 sono uscito per andare a visitare i sepolcri.

Ho visto quelli di S. Francesco di Paola e di S. Giovanni di Dio.

Siano poi andato a San Pasquale e al Carmine.

Qui c’era una tela, non so di chi e non so quale episodio della vita di Cristo volesse raffigurare, forse Cristo predica alla folla.

Io sono rientrato subito in casa

Per strada non c’ era il movimento degli altri anni.

Nell’entrata delle chiese si accalcava un po’ di folla, ma le chiese erano quasi vuote.

Non mancavano i giovani stupidamente spiritosi per farsi invitare dalle ancora più stupide ragazze.

Una banda ha fatto il giro della città, suonando la marcia funebre di Chopin.

 La settimana Santa a Taranto non è solo una tradizione, né solo un ricordo della Passione di Cristo: i confratelli della congrega del Carmine fanno rivivere a tutti coloro che sono in Taranto (cittadini, turisti, viaggiatori occasionali) un tempo sacro, il tempo lento della Croce. Chi passa da queste parti, il giovedì Santo, deve fermarsi e adorare i perdoni, il troccolante, la cadenza della loro camminata … Essi percorrono una strada in salita, verso il calvario, e chi li osserva rivive antiche intuizioni, che con la maturità della Fede irrompono dal buio di questi giorni alla festa della Pasqua di Resurrezione! In questa festa troviamo: il passato, la nostalgia, ma sempre la consapevolezza della luce sicura.

 

Settimana Santa di Pasqua

Processione dei Misteri del Giovedì e Venerdì Santo a cura dei Confratelli del Carmine e dell’Addolorata.

Il giovedì Santo alle 15 dalla Chiesa del Carmine escono le prime poste che si recheranno nelle Chiese circostanti per adorare l’Altare della Deposizione (Sepolcro). Le Chiese interessate sono quelle del Borgo e della Città Vecchia, le Poste percorrono a piedi nazzicando tutto l’itinerario ed incrociandosi tra di loro si salutano con il salamelecchi, cioè incrocio di mazze e rosari. Il loro cammino dura fino alle 23, dopodiché si prepara la Confraternita dell’Addolorata che, dalla Chiesa di S. Domenico Maggiore sita a Taranto vecchia, uscirà a mezzanotte in punto con il Simulacro della Madonna Addolorata, la Troccola, il Gonfalone, le Pesare che per tutta la notte e parte del giorno dopo percorreranno la Città Vecchia e il Borgo nazzicando con il caratteristico abito della Confraternita bianco con mozzetta nera e scarpe ai piedi. La caratteristica è che la Madonna scenda da una impervida scalinata indenne, e dinanzi a Lei una coppia di bambini porta al collo le Pesare, cioè pezzi di pietre che un tempo erano reali. La Madonna percorre il tragitto alla ricerca di suo figlio Gesù e porta dentro tutta la sofferenza di una mamma, rientra il mattino alle 14. Anche la Confraternita dell’Addolorata inizia il suo cammino pasquale la Domenica delle Palme con l’aggiudicazione dei simboli da parte dei confratelli e ciò avviene nella Chiesa S. Agostino di Taranto vecchia in concomitanza con quella della Confraternita del Carmine.

Venerdì Santo

Dal 1765 a Taranto si celebra la processione dei Misteri, a cura della confraternita del Carmine e con la partecipazione del clero. I simboli e le statue sono portati da perdoni (perdune) coronati di spine per tutta la sera fino al mattino seguente.  La processione viene aperta dal troccolante che veste l’abito dei perdoni. Seguono, a viso scoperto, il gonfalone della confraternita, la Croce dei Misteri con il simbolo della Passione, le statue dei Misteri (in cartapesta) che riproducono episodi della crocifissione di Gesù. Tra una statua e l’altra ci sono singoli (poste) o anche coppie di perdoni incappucciati; ci sono poi carabinieri e guardie in alta uniforme. I portatori e le poste procedono con un’andatura dondolante, chiamata nazzecàta (da nazzecàre: cullare). Per i Misteri il privilegio di portare troccola, simboli e statue si conquista con una gara o asta in denaro che si svolge nella chiesa del Carmine nel pomeriggio e alla sera della Domenica delle Palme. I confratelli del Carmine (che nell’occasione pasquale sono detti perdoni) sono scalzi e indossano un cappuccio di tela bianca a forma piramidale che copre interamente il viso (tranne due fori per gli occhi)  pendente sul petto, un cappello nero circolare bordato con nastro blu chiaro e dai cui lati scendono a convergere sul petto altri due nastri blu, una mozzetta di lana bianca, dei guanti bianchi, un lungo camice di tela bianca, una corona di rosario con medaglie sacre e cinghia di cuoio legate alla cinta e pendenti l’una sul fianco destro e l’altra sul sinistro, due grandi scapolari con le scritte Decor e Carmeli ricamate in seta blu chiaro. Ognuno dei due perdoni porta, rispettivamente, nella sinistra e nella destra, una mazza alta circa due metri che simboleggia l’antico bastone dei pellegrini. Oltre al rito professionale i perdoni svolgono anche le funzioni di adorazione e di guardia al Sacramento, posto nell’urna dei Sepolcri allestiti nelle chiese di Taranto. Nei loro percorsi attraverso le vie cittadine, quando si incontrano o si danno il cambio ai Sepolcri, si salutano con un profondo inchino (“u salamelicche”) e si portano al petto la corona del rosario.    

Associazione Turistica

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